Cap. IX Bilacha di Merti
I due ragazzi ci condussero verso una capanna, dove
una bimba all’ apparenza quasi adolescente, giaceva sdraiata sulla terra
spoglia, accanto alla mamma. Mi chiesero se come medico potevo fare qualcosa.
La piccola era incosciente, respirava a fatica, la pelle rinsecchita appariva
distesa sulle ossa, tale era la sua magrezza; non si alimentava da quindici
giorni e nelle ultime ore neppure più beveva. Aveva dieci anni e si chiamava
Bilacha, mi dissero, che in lingua borana vuol dire farfalla. Accanto all’
ammalata e ai suoi genitori stava un uomo anziano, che buttava foglie e piccoli
rametti in una tinozza piena di acqua, non troppo pulita alla scarsa luce, con
una strana eleganza e ritualità di
movimenti, che mi parevano fuori luogo data la circostanza.
Andrea Moiraghi

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