Oggi qualsiasi guida del Kenya e le agenzie di viaggio, loro
malgrado, sono costrette a mettere in guardia il turista dal pericolo dei boy street, essenzialmente per il
rischio di furti e di borseggiamenti. Non tutti sono santerelli, lo ammetto, ma
raramente ho sentito o letto parole di comprensione o almeno di compassione
verso queste creature. Solo all’ interno di organizzazioni umanitarie, laiche o
religiose, ho potuto cogliere una reale volontà di conoscere e combattere con
impegno questa piaga sociale. Mi chiedo, con intenti sinceri, se non dovremmo
almeno interrogarci sulle nostre eventuali colpe per questa società di
indifferenza che abbiamo creato. Invece, mi par di capire che oggi i bambini di
strada africani sono diventati il triste capro espiatorio di tanti problemi
sociali di larga scala, che affondano le loro radici nel più generale problema
della povertà e della sperequazione economica di gran parte del mondo.
Inevitabilmente il mio pensiero va a Matteo ed Elisa, i miei figli in adozione,
originari dell’ Africa e mi domando se la vita nella propria terra avrebbe
potuto riservar loro le angosce di un esistenza negata, in una qualche città
africana divenuta a loro ostile e aliena.
Andrea Moiraghi

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