In questi “monolocali”, la promiscuità è assoluta, l’ aria è irrespirabile per i vapori di gas dei fornelli a kerosene, la pulizia è un eufemismo, i sevizi igienici non ci sono e manca la corrente elettrica.
In una bidonville non esiste sistema fognario, ma solo latrine comuni a pozzo nero
di cui fruiscono cento o duecento persone a seconda dei casi. Parlare di acqua
“in casa” suona come facezia: la sua disponibilità è legata a chioschi privati,
riforniti da autocisterne che la vendono a tre o quattro volte il costo dell’
acquedotto municipale, vicino ai quali donne e bambini si mettono in coda per
ore, in attesa di poter riempire i loro bidoni di plastica.
Con Rita, Sami e le due insegnanti, camminavo in viottoli polverosi larghi da uno a due metri, fiancheggiati e attraversati da fogne a cielo aperto, maleodoranti e dallo sgradevole colore nero-verdastro.
Andrea Moiraghi

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