E così la maggior parte della gente viveva (e oggi la
situazione non è cambiata, anzi è peggiorata) attanagliata dalla fame e dalla
criminalità, in condizioni igieniche spaventose e con l’ incubo quotidiano
dell’ Aids, mentre il governo kenyano e il resto del mondo stavano a guardare,
come se a loro andasse bene così. In fin dei conti il Kenya benestante vive e
prospera grazie alla manodopera a basso prezzo reclutata negli slum, dove l’ erogazione di servizi
pubblici (acqua, luce, strade, assistenza medica…) per lo Stato non ha costi,
perché semplicemente non esiste. Si potrebbe dire che le baraccopoli siano
ormai una parte integrante dello sviluppo di questa nazione, perfettamente
inserite nei suoi cicli produttivi e ottimamente funzionali alla sua economia.
Andrea Moiraghi

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